Biblioteca Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Umbria e delle Marche
Sanità Pubblica Veterinaria: Numero 101, Aprile 2017 [http://www.spvet.it/] ISSN 1592-1581
Documento reperibile all'indirizzo: http://spvet.it/indice-spv.html#661

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Tre biblioteche scientifiche a confronto. E se fossero soltanto specialistiche?
Three scientific libraries in comparison. And if they were only specialistic libraries?


Francesca Serenelli



Abstract. The article examines the purpose of scientific libraries, their role in the information cycle and the need of changement. A distinction between humanistic and scientific libraries, stems from the dichotomy existing between science and literature as different methods, goals and languages. We may rethink the university libraries as specialistic user-oriented structures, whose main goal is to retrieve validated, trusted, and certified information. However, comparisons between structures and users needs confirm that such exigences collide with scarce familiarity with scientific databases usage and the available electronic resources. It should be evidenced the need for a reformulation of training pathways to make users more autonomous. The librarian then becomes an important facilitator and mediator between the users and the information itself. Although a skilled and competent professional figure in the library seem to be required, no one is working to get it. But not only is there a formative gap to be filled, but also structural. Besides assistance, all users also require comfortable environments, extensive work areas, advanced technologies and network devices. Looking at all this in the present, one must try to imagine the future and the great changes that will be required in the scientific library. The important question is whether or not it will be possible to get them in the nowadays institutional system

Riassunto. L'articolo esamina le finalità delle biblioteche scientifiche, il loro ruolo nel ciclo dell'informazione e le esigenze di cambiamento. La distinzione tra biblioteche umanistiche e scientifiche scaturisce dalla dicotomia esistente fra scienza e letteratura come metodi, obiettivi e linguaggi differenti. Si possono ripensare le biblioteche universitarie come specialistiche, strutture rivolte a tipologie di utenti il cui principale obiettivo è il recupero di informazioni validate, attendibili e certificate. Tuttavia confronti e richieste degli utenti confermano che tali esigenze si scontrano con una scarsa dimestichezza con i database scientifici e le risorse elettroniche disponibili. Si deve rilevare la necessità di una riformulazione dei percorsi di formazione per rendere autonomi gli utenti. Il bibliotecario diviene allora un mediatore tra diverse tipologie di utenti e l'informazione stessa. Seppure si vorrebbe una figura professionale preparata e competente, nel contempo non si opera per ottenerla. E non c'è solo un gap formativo da colmare, ma anche strutturale. Tutti gli utenti chiedono, oltre all'assistenza, anche ambienti confortevoli, aree di lavoro ampie, tecnologie e dispositivi di Rete avanzati. Osservando tutto ciò nel presente bisogna provare ad immaginare il futuro ed i grandi cambiamenti che saranno richiesti. Ci si chiede se sarà possibile ottenerli nei sistemi istituzionali attuali



"Per me l'uomo colto non è colui che sa quando è nato Napoleone,
ma colui che sa andare a cercare l'informazione
nell'unico momento della sua vita in cui gli serve, e in due minuti"

di U. Eco in Stefano Bartezzaghi (2003)


Competenti bibliotecari hanno analizzato con estremo rigore, le finalità delle biblioteche scientifiche, il loro ruolo nel ciclo dell'informazione scientifica, i servizi offerti, il passaggio sempre più evidente ad una tipologia di biblioteca che si sta ridefinendo in merito a spazio, tempo, esigenze degli utenti (Tammaro 2002).
Il presente contributo nasce da un' esperienza vissuta e da un confronto effetuato in quindici anni di attività presso una biblioteca umanistica ed attualmente nel coordinamento di tre biblioteche scientifiche universitarie afferenti ai Dipartimenti di Scienze Agrarie, Medicina Veterinaria e Ingegneria.
Vorrei partire da alcuni dati di ambiente.
La biblioteca di Agraria è inserita in un contesto antico. Ex refettorio e ex sala del Capitolo dei Monaci Benedettini presso l'Abbazia di S. Pietro, a Perugia, in cui è presente anche il Dipartimento di Scienze agrarie, alimentari e ambientali, ha una superficie aperta al pubblico di 600 mq e 90 posti di lettura.
La biblioteca di Veterinaria è collocata all'interno del polo didattico del Dipartimento di Medicina Veterinaria, ha una superficie di 260 mq accessibili al pubblico e 30 posti di lettura.
La biblioteca di Ingegneria è inserita nel Campus universitario in cui sono presenti i Dipartimenti di ingegneria e ingegneria civile e ambientale, copre una superficie di 650 mq accessibili al pubblico e sono disponibili 280 posti di lettura.

Se parliamo poi di risorse documentali cartacee disponibili, le differenze restano costanti:

38.000 libri, 2200 periodici di cui 30 correnti ad Agraria;

3.142 libri, 436 periodici di cui 54 correnti a Veterinaria;

12.000 libri, 670 periodici di cui 19 correnti ad Ingegneria;


Le tre biblioteche si distinguono anche per quantità e costi delle risorse elettroniche, politiche di acquisto, accessi degli utenti e orari di apertura.
Gli utenti potenziali sono matricole, studenti in corso, fuori corso, prossimi alla laurea, dottorandi, professori, ricercatori e utenti esterni (ingegneri, agronomi e veterinari), in generale professionisti del settore.
Occuparsi di utenti, fonti e spazi di area scientifica mi ha preventivamente (con il senno di poi direi anche erroneamente) proiettata in una dimensione in cui le dinamiche sarebbero state comuni tra le tre biblioteche e contemporaneamente diverse da quelle di una biblioteca umanistica.

La Biblioteca di Celso ad Efeso
La Biblioteca di Celso ad Efeso - The Celso Library at Ephesus (Turkey)
by william.neuheisel. "The Library of Celsus, Ephesus" (2003). Creative Commons CC BY 2.0. (https://flic.kr/p/UgXtLS)


Luoghi comuni o ansia da prestazione?
Mettendo in discussione questa già labile certezza mi sono chiesta se la distinzione tra biblioteche umanistiche e scientifiche fosse scaturita invece dalla dicotomia esistente tra le due culture di appartenenza.
Scienza e letteratura come metodi, obiettivi e linguaggi differenti. Charles Snow fisico e poi scrittore nel 1959 tenne al Senato dell'Università di Cambridge un celebre discorso che qualche mese dopo divenne un saggio dal titolo "Le due culture e la rivoluzione scientifica" (Snow 1961), confermando l'inconciliabilità di due mondi che si guardano con reciproca diffidenza.
Da una parte i letterati e dall'altra gli scienziati e tra i due gruppi, non proprio un abisso ma certamente una separazione, causa di reciproca incomprensione.
La stessa incomprensione si è riversata in biblioteca, almeno così mi sembra.

Ho provato allora a ripensare le biblioteche universitarie come specialistiche tout court, senza alcuna distinzione, come parte di un'unica cultura del sapere (Innocenti 2008) non per disconoscerne le differenze, ma per dare risalto ad una conoscenza e ad una alta formazione rivolta a tipologie di utenti stratificati per esigenze e preparazione il cui principale obiettivo è il recupero di informazioni validate, attendibili e certificate. La diversità, come direbbe George Levine, quando parla della cultura scientifica e umanistica, sarebbe non di specie, ma di grado (Levine 1987).
Allora azzardo un confronto. La potrei applicare ai diversi livelli di conoscenza e competenze degli utenti, indipendentemente dall'area di appartenenza o provenienza e di conseguenza anche ai molteplici modi di formare i fruitori dei servizi bibliotecari e di diffondere l'informazione. Insomma ci troviamo di fronte biblioteche universitarie specialistiche in cui si confrontano informazioni documentate, validate, pubblicate e utenti con conoscenze, competenze e esigenze diversificate.
Le interviste, i confronti e le richieste degli utenti danno risposte tali che confermano la poca dimestichezza con le risorse disponibili specialmente quelle elettroniche che, paradossalmente, dovrebbero essere le più accessibili.
Va dunque riconosciuto, allo stato attuale, un difetto di comunicazione che non va assolutamente trascurato. E allora è necessaria una riformulazione dei percorsi di formazione per rendere autonomi gli utenti. Non uno, ma differenziati, settoriali, ma nel contempo tali da offrire abilità nel riproporre la stessa strategia di ricerca in altri ambiti.

A questo punto viene da sé riflettere sul ruolo del bibliotecario. Il bibliotecario diventerebbe, (di fatto lo è già, magari inconsapevolmente) un mediatore tra le diverse tipologie di utenti e l'informazione; dovrebbe essere flessibile nel saper informare e formare utenti differenti, rigoroso nel metodo di recupero dell'informazione. Naturalmente dovrebbe essere pure formato per esserlo.
Si riconosce infatti sempre più una figura professionale preparata e competente e nel contempo non si fa un granché per ottenerla. Poco aggiornamento professionale e pochi confronti con altre realtà nazionali e internazionali.

La Biblioteca del Kelly Computer Center
La Biblioteca del Kelly Computer Center - The Kelly Library
by Daniel X. O'Neil. "Kelly Library Public Computer Center" (2003). Creative Commons CC BY 2.0. (https://flic.kr/p/fdmnr1)


Alla fine vorrei aggiungere solo un piccolo "spazio". Anzi diverse "specie di spazi, fisici e metaforici" come dice Maurizio Vivarelli (2014) in un suo articolo su AIB Studi, non solo un contenitore, ma un insieme di fenomeni che accadono. E allora nella loro dimensione fisica le biblioteche specialistiche diventano "i luoghi".

Vengono progettate come spazi in cui il concetto di identità resiste, seppure mutevole nel tempo. E la maestria sta proprio nel riuscire a trovare quel punto di equilibrio e di perfezione tra permanente e variabile. Riuscire ad individuare cosa resta nel tempo e cosa necessariamente cambierà. Uno spazio diventa allora il luogo per eccellenza, dove ha valore anche la propria dimensione interiore. Si sceglie una biblioteca dove andare a studiare (questo vale soprattutto per gli studenti) anche perché ci si sta bene.

Tutti gli utenti chiedono ambienti confortevoli, esteticamente apprezzabili, aree di lavoro ampie o più raccolte e calibrate alle esigenze di piccoli gruppi, con arredi funzionali, attente scelte cromatiche, tecnologie e dispositivi avanzati. Cosa chiederanno tra qualche anno? Osserviamo il presente e noi bibliotecari proviamo ad immaginare il futuro.

Biblioteche e bibliotecari su Second Life
Biblioteche e bibliotecari su Second Life® - Library and librarian on Second Life®
http://go.secondlife.com/landing/education/


Bibliografia

Bartezzaghi S. (2003). A colloquio con Umberto Eco. Se tutta la conoscenza è un viaggio giocoso , La Repubblica 1 settembre 2003. http://www.repubblica.it/speciale/2003/enciclopedia/idee/10.html (ultimo aggiornamento 2010).

Tammaro A. M. (2002). Il Ciclo dell'informazione scientifica ed il ruolo dei professionisti dell'informazione. http://biblioteca.asmn.re.it/allegati/TammaroAnnaMaria.pdf, ultimo accesso 20/02/2017.

Snow C. P. (1961). The two cultures and the scientific revolution. New York, Cambridge University press, 1961 http://sciencepolicy.colorado.edu/students/envs_5110/snow_1959.pdf (ultimo accesso 20/02/2017).

Innocenti O. (2008). Calvino tra scienza e letteratura. A proposito di un libro di Massimo Bucciantini, in Intersezioni n. 3. Il Mulino, p. 509-526.

Costa P., Veronesi L. (2013). Le due culture in FBK: un'indagine empirica. FBK-ISR Centro per le Scienze Religiose https://books.fbk.eu/media/pubblicazioni/allegati/Paolo_Costa_e_Liria_Veronesi_259-278.pdf (ultimo accesso 22/02/2017).

Levine G. (1987). One culture. Essays in science and literature, Madison, The University Wisconsin press, p. 3.

Vivarelli M. (2014). Specie di spazi. Alcune riflessioni su osservazione e interpretazione della biblioteca pubblica contemporanea. AIB Studi http://aibstudi.aib.it/article/view/10134/10194 (ultimo accesso 20/02/2017).




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